
Pronti all’uso i ‘de profundis’, il Napoli è in crisi ma non è morto
In un articolo de “Le Bombe di Vlad” a firma di Francesco Romano si legge: “Il Napoli è una squadra fragile, senza un briciolo di identità tattica, orfana di uno straccio di organizzazione, quale che sia, monca di ardore e passione. Una squadra smunta, dalla testa debole, falcidiata dalle paure, distratta e svagata, mal messa sul terreno di gioco, ma ancor più nella testa. Colpa anche del suo timoniere, certamente. Ma il male è più profondo di questo. Il Napoli è morto. E’ un club che ormai ha esaurito la benzina, il carburante per proseguire un cammino virtuoso, per poter guardare avanti. Dopo aver cullato un bel sogno, anche un po’ distrattamente e svogliatamente, tra danni collaterali e scivoloni inauditi.”
Sembra un coccodrillo di quelli che in ogni redazione si tengono da pubblicare in occasione di un defunto celebre. Pronto all’uso con tante di lacrime, proprie del coccodrillo medesimo. Il pezzo si conclude poi con: “Napoli non vuole vincere. No…Napoli ha bisogno di illudersi, almeno di sognare di poter vincere.”
E così non è, perché il tifoso napoletano non è occasionale e dall’èra Maradona in poi ha acquisito anche una grande cultura calcistica. Il tifoso napoletano sognava e sogna, ma l’evoluzione della squadra a livello europeo ha modificato anche la cultura. I quotidiani, da lontano, cercano ancora segnali di qualche oleografia, mai sottolineando che i più critici sono i tifosi azzurri pronti a smembrare ogni azione e a segnalare ogni errore tattico. Più realisti del re, non accampano scuse pur avendo subito torti di ogni genere. No, il Napoli non è morto: il Napoli è in crisi, è terza in classifica e conquisterà un posto in Champions. Questo è quanto.
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