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LE COMMISSIONI DEGLI AGENTI, INTERVIENE LA FIFA

La FIFA non fa alcun passo indietro sulla questione delle commissioni degli agenti sportivi. La riforma, tante volte annunciata da Infantino e approvata dalla Commissione Europea, pare sia pronta;  dopo un ultimo incontro tra tutte le parti, comprese alcune associazioni di procuratori, la riforma sarà effettiva ed operativa.  Il tutto nasce soprattutto dalla necessità di trasparenza e professionalità nell’ambito di questa contestata categoria.

Sul piede di guerra sono soprattutto tre tra i più importanti agenti e cioè Jorge Mendes, Mino Raiola e Jonathan Barnett che hanno costituito nel 2019 The Football Forum. Ma è in corso un vero e proprio muro contro muro.  L’obiettivo è rendere pubbliche ed ufficiali tutte le operazioni ed in particolare evitare che all’interno di una trattativa un procuratore rappresenti il calciatore ed entrambi i club, incassando così una tripla commissione, oltre magari a concordare una somma in caso di futura cessione.

Secondo il report della FIFA, nel 2021, le commissioni corrisposte agli agenti sono ammontate a circa 450 milioni di euro, nonostante la spese dei club per i cartellini dei calciatori abbia registrato un calo per il secondo anno consecutivo (-13,9% per il2021 e -23,4% nel 2020). La FIFA vuole introdurre un tetto. Gli agenti, appellandosi al diritto comunitario, lottano per evitare quello che ritengono una invasione di campo. In effetti è una storia molto simile all’algoritmo di cui si parla per limitare le plusvalenze fittizie. Il problema è stabilire in un mercato tra domanda ed offerta qual è il prezzo equo; allo stato la FIFA raccomanda che le commissioni non superino il 3% della cifra stanziata nella trattativa, ma ora si cercherà di rendere questa raccomandazione una norma.

Si parla della nascita di una “Clearing House”: i club pagherebbero la commissione direttamente alla federazione internazionale e quest’organo di controllo, a sua volta, trasferirebbe il denaro agli agenti. Ma la guerra è in corso ed è apertissima. Il presidente della FIGC Gravina, in un’ intervista al Corriere dello Sport, ha scaricato la responsabilità sui presidenti che sono accondiscendenti. Gravina sottolinea inoltre che la stessa FIGC aveva proposto un tetto al 3% per le provvigioni, oltre un sistema di controllo attraverso una regolamentazione che impedisse agli agenti di servire contemporaneamente due padroni.

Ma i club italiani hanno fatto muro, appellandosi al concetto di concorrenzialità. E per evitare anche questo problema, in riferimento ai competitor internazionali, chiedono una decisione internazionale dalla FIFA. La palla ora passa a Zurigo

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