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La grinta del Napoli con la regia di Luciano Spalletti

Il Napoli se l’è andata a giocare con il corpo, con la mente, con la qualità fino al 98° minuto. Una partita infinita, sfibrante che il Napoli ha voluto vincere a tutti i costi in un clima avvelenato da tifosi esaltati e poco dediti all’ironia.  Ma il Napoli ha dato una risposta al campionato che resterà aperto sino all’ultima giornata ancor più dopo il pareggio fortunoso dell’Inter a Torino. L’uomo mascherato è lo champagne che trabocca con impeto, talvolta disordinato, ma incontenibile e trafigge due volte l’incolpevole Montipò.

Tuttavia, se l’autore della vittoria si chiama Victor Osimhen, la regìà da oscar va assegnata a Luciano Spalletti che come Pioli con lui domenica scorsa, al Bentegodi  “ha incartato Igor Tudor” mettendo in campo un 4-3-3 che ha consentito il gioco “per” Osimhen.  Ma  Spalletti aveva ben preparato i suoi a reggere gli scontri durissimi degli avversari che senza complimenti, o palla o gamba, aggredivano anche in modo scomposto senza peraltro rendersi veramente pericolosi fino al gol di Faraoni che però non ha fatto tremare le gambe degli azzurri che hanno sfiorato il gol con Di Lorenzo, (il Magnifico Giovanni) che Roberto Mancini avrà applaudito a distanza in ottica Nazionale. Splendida anche la conclusione del “professor” Mario Rui che ha siglato il 18esimo o forse 19esimo palo della stagione con un tiro a volo da applausi.

Prima che scendessero in campo, Spalletti aveva anche spiegato  perché riteneva “fatale” una sconfitta al Bentegodi  soltanto in ottica scudetto. Ma ora si riaprono i giochi con 9 partite da giocare e il Verona – corsi e ricorsi storici – potrebbe risultare “fatale” ad una o entrambe le milanesi.

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