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Intervista a Massimiliano Virgilio

Massimiliano Virgilio, scrittore napoletano, fa parte di quella fucina di talenti che mi piace identificare come scuola partenopea. L’ultimo suo libro, “L’americano”, è stato vincitore del Premio Porta d’Oriente, finalista al Premio Cortina, ed è stato tradotto anche in Cina e Russia. Virgilio è anche sceneggiatore, giornalista, redattore, scrive per il Corriere del Mezzogiorno ed è responsabile dell’area cultura di Fanpage. Insomma un intellettuale che in questo preciso momento storico vive con un grande problema: la passione per il Napoli. Non a caso, l’intervista capita nel pieno delle roventi code post Napoli Atalanta su cui Virgilio, in polemica con la disastrosa direzione di gara di Giacomelli, preferisce tacere. Sottolineando però che al Napoli di quest’anno mancano alcuni punti anche per discutibili decisioni arbitrali.…per il resto, secondo te, cosa sta capitando alla squadra di Ancelotti? – “Secondo me non sta capitando niente, il Napoli è forte, fortissimo. Ma ci sono anche le altre squadre. Pensare di vincerle tutte è impossibile. Certo i 5 punti che mancano tra Cagliari e Spal si faranno sentire, ma la cosa importante per il Napoli è arrivare tra i primi quattro e disputare la miglior Champions della sua storia”.

In uno dei tuoi libri di una decina di anni fa, Porno ogni giorno. Viaggio nei corpi di Napoli, parli di una città simbolo di una contraddizione perenne, dove i caffè letterari o gli spazi condivisi dalle associazioni in difesa dei diritti degli omosessuali, si mescolano ai Mastiffs, uno dei gruppi Ultras del Napoli. Vorrei una riflessione seria sella problematica legata alle frange estreme del tifo in Italia. (Alludo ai cori razzisti di ogni tipologia, agli agguati organizzati di cui sono piene le pagine di cronaca, ma anche ai piccoli soprusi messi in atto in alcuni stadi fra cui il San Paolo) – “La cultura alternativa e secondo me, per molti versi, rispettabile del tifo organizzato negli anni Settanta e Ottanta, è finita. Molte tifoserie in Italia sono ormai compromesse con la politica, con il commercio, con la criminalità, con forme più o meno reali di neofascismo, quindi con il razzismo. Il punto è che a leggere le intercettazioni e i giornali emerge chiaro che persino un ululato razzista è strumentale a un discorso interno: si fischia contro il calciatore dalla pelle nera o si esibisce uno striscione offensivo non per convinzione, ma per punire la propria società colpevole di aver sbagliato nei confronti dei tifosi. Il San Paolo è solo una tessera nel brutto mosaico dell’Italia di questi tempi”.

Raccontami per filo e per segno le emozioni che hai provato la prima volta che hai calcato lo Stadio San Paolo. – Era Napoli-Sampdoria del 1985. Vincemmo 3-0 ed era in Curva A. Bagni, Giordano e Volpecina. I tifosi insultavano l’arbitro e mio padre mi copriva le orecchie per non farmi sentire. Oggi forse sarebbe possibile, perché al San Paolo nessuno fa più il tifo, ma nel 1985 era una cosa impossibile. Sentii tutto. E così imparai le prime parolacce”.

Virgilio, confessa… chi ti ha iniziato al bruto mondo del pallone? – Mio nonno e mio zio. All’epoca mio padre non seguiva molto il calcio, poi arrivò Maradona a Napoli e fu, in un certo senso, “costretto” ad innamorarsene”.

Mi racconti un aneddoto personale al quale sei particolarmente legato che evidenzia il tuo amore per il Napoli? – L’estate che ha preceduto la vittoria del secondo scudetto. Avevo dieci anni. Sui giornali si leggeva che Maradona non sarebbe più tornato, che sarebbe andato a Marsiglia. Trascorsi le vacanze sotto l’ombrellone, leggendo i giornali e in silenzio. Ero così triste che non feci il bagno nemmeno a Ferragosto”.

Vorrei un tuo pensiero sul presidente del Napoli Aurelio de Laurentis. Personaggio controverso ed egocentrico che nel bene e nel male resterà, comunque, nella storia della nostra squadra del cuore.   – “Per me non ha nulla di controverso, è un genio. I tifosi del Napoli dovrebbero fargli una statua. Senza di lui, senza il suo progetto, il Napoli se la giocherebbe con il Bologna o con la Fiorentina per un nono, decimo posto. I tifosi che lo criticano dovrebbero ricordarsi che teniamo per una squadra che ha avuto il più grande di tutti i tempi tra i suoi calciatori e ha vinto pochissimo. Questo siamo, questa è la nostra realtà. Da anni invece siamo tra le squadre più forti d’Italia e competiamo in Europa ai massimi livelli senza avere intere multinazionali o sceicchi alle spalle. Se vi sembra poco…”

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