Il Napoli perde ancora e la Società impone il silenzio stampa
Vittima di un sortilegio? Solo sfortuna? L’infortunio di Osimhen farebbe propendere per questa ipotesi tanto semplice che metterebbe al riparo Rino Gattuso. In realtà il Napoli è sceso in campo con il cuore: mancava però la testa, quella che ti consente di applicare un piano gioco che non c’è. Il Napoli ha cercato anche di inventare qualche scambio interessante riposto in fondo alla memoria. Poco, molto poco e ma il vero problema è quando dovrebbe opporsi al contropiede che avanza: tutti nel panico fino al termine dell’azione. Ora è un momento pericoloso rispetto al futuro e il silenzio stampa imposto dalla Società, lascia intendere che qualche decisione potrebbe essere presa se non nell’immediato, dopo la gara con il Granada.
L’analisi della partita può ben ispirarsi a quella con il Granada con una squadra che non sa decidere se difendere o attaccare con i due momenti che non s’incontrano. L’episodio al 17° del primo tempo, quando la Dea invoca un rigore, soprattutto da parte di Gasperini in trans agonistica che si fa espellere dall’arbitro Di Bello, avrebbe dovuto svegliare il Napoli, soprattutto perché l’Atalanta era vulnerabile. Tutto cambia però a inizio secondo tempo con la Dea che passa in vantaggio col solito Zapata su assist di Muriel; ma uno scatto d’orgoglio, sette minuti dopo, consente al Napoli di segnare il gol del pareggio. Zielinski raccoglie al volo il cross di Politano e batte Gollini. Un gran gol, una grande giocata che fa intendere quanto fuoco ci sia sotto la cenere. Altri 6 minuti e i nerazzurri tornano in vantaggio ma il Napoli replica ancora e anche sul 4-2 cerca di rispondere colpo su colpo.
Poi il grande spavento per Osimhen che sbatte con la testa e viene portato al Giovani XXIII dove si accerta un trauma cranico e quindi un periodo in osservazione.
Un’altra brutta serata che porta a 4 le sconfitte nelle ultime cinque partite: ci sarebbe ancora tanto da salvare in questa stagione folle, ma è evidente che il tecnico ha perso lucidità nei momenti che contano.




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