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HUMAN RIGHTS: il mondo del calcio fa sentire la sua voce in difesa dei diritti umani.

Sono iniziate  da oltre una settimana le partite di Qualificazione ai mondiali e la  Germania , seguita da Norvegia, Olanda e Danimarca hanno manifestato contro le gravi violazioni compiute negli Emirati per la realizzazione degli impianti che ospiteranno la manifestazione. Un grave atto d’accusa dalle colonne del quotidiano inglese Guardian ma anche da Amnesty International  che ha voluto ricordare la strage di migliaia di operai non tutelati in alcun modo. La Norvegia di Haaland ha deciso di indossare una maglietta per ricordare i ‘diritti umani’ e altre iniziative sono state organizzate dalle altre nazioni come la Germania scesa in campo con i giocatori a mostrare le magliette. La FIFA non è intervenuta, contrariamente al solito, né sembra voglia intervenire in seguito.

Per i giocatori, un plauso per aver capito oggi, quali diritti siano stati calpestati pur di dimostrare, al momento opportuno, l’immagine di bellezza, perfezione e onnipotenza degli Emirati Arabi.

Stupisce piuttosto che soltanto oggi qualche Federazione in modo scoordinato si accorga di quanto avviene da 11 anni.

Nel 2015, su Avvenire.it, si legge: Una strage nascosta. Un’ecatombe silenziosa che si consuma sotto il sole del Qatar con già 1.200 persone morte nella costruzione degli stadi per i mondiali di calcio del 2022. È quella che denunciano i sindacati internazionali e italiani dell’edilizia che puntano il dito sulle condizioni di sostanziale schiavitù a cui sono costretti i lavoratori immigrati nell’emirato arabo. Per accendere i riflettori su questo dramma hanno scritto una lettera al governo italiano, oltre ai vertici nostrani e internazionali del calcio e manifesteranno martedì a Roma alla Figc e a Torino in occasione della partita di Champions tra Juventus e Monaco. Sotto accusa da parte dei sindacati è in particolare il sistema della “Kafala”, il legame di affido attraverso il quale gli imprenditori qatarioti legano alle imprese i lavoratori provenienti da India e Nepal. Operai costretti così a non poter lasciare il datore di lavoro senza il suo consenso, a non poter ottenere il visto d’uscita dal Paese.

Su Green Me del febbraio scorso, si legge: “In dieci anni, in Qatar, dove saranno ospitati i Mondiali di Calcio 2022, oltre 6.500 operai provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka sarebbero morti, per presunti problemi relativi alla sicurezza, durante i lavori di costruzione di 7 nuovi stadi e di altre infrastrutture e in occasione della ristrutturazione di altri 4 stadi.

Una strage che andava fermata, di cui si conosceva la portata. Oggi una maglietta per ricordare i diritti umani?

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