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Godono i produttori di birra, ma il tifo non è compatto

Che Wembley sarà una bolgia infernale, nessuna dubita. Nessuno dubita che i produttori di birra saranno al settimo cielo dopo il record calcolato dopo Inghilterra-Ucraina quando i dati dell’industria di alcolici hanno battuto ogni precedente con 42 milioni di pinte.

E tuttavia come ha rivelato Il Sole24ore,  nell’Isola va notato che il fronte del tifo a sostegno dei Bianchi è tutt’altro che compatto. Secondo un sondaggio online condotto da Good Morning Britain, il 63% dei tifosi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord sosterrebbe l’Italia. Le ragioni di questa antipatia sono simili da una nazione all’altra. «Il Galles ha sofferto secoli di oppressione da parte dell’Inghilterra, e il governo di Boris Johnson pensa a noi solo quando ha tempo – afferma la giornalista Laura Kemp nel quotidiano regionale Wales Online –. Per non parlare di quei “Neanderthal” che distruggono bar, piazze e giardini ovunque vanno», ha aggiunto parlando dei tifosi inglesi, della loro «arroganza» e «presunzione».

Il cuore della critica è inoltre rappresentato proprio da “Football’s coming home”, l’inno di Euro 1996, che è spesso cantata ora dai tifosi inglesi. Come fanno notare i critici, si tratta di una frase presuntuosa, dati i ripetuti fallimenti dell’Inghilterra da quando ha vinto (sempre a Wembley) la Coppa del Mondo del 1966. «Il calcio sta tornando a casa? Così l’Inghilterra sarebbe proprietaria di questo sport? Non credo», ha scritto l’ex internazionale scozzese e leggenda del Liverpool Graeme Souness sul Times.

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