Claudio Lotito dopo aver riportato in Serie A dopo 23 anni la Salernitana, è costretto a venderla secondo le norme Noif della Federcalcio entro il 27 giugno: ma sembra che il passaggio sia imminente perché, dopo aver malinconicamente salutato il Benevento, un’altra squadra campana venga a rappresentare il Sud. Tuttavia sembrano già riemersi vecchi, assurdi, incomprensibili rancori e anche la festa ha avuto momenti molto discutibili.
Da un lato i cori durante la festa granata per il raggiungimento dell’obiettivo a base di “Noi non siamo napoletani”. Dall’altro le dichiarazioni di Diego Armando Maradona Junior (“Sono contento che le campane vadano avanti, però non mi parlate di ‘Derby’: Napoli non ha Derby in Campania”), di Maurizio De Giovanni (“Cori inspiegabili nella stessa terra, quei cori contro Napoli, lo diciamo con forza, sono espressione di un provinciale e poco intelligente senso di incompiutezza e inferiorità”) conditi dall’ironia social di molti tifosi partenopei. Insomma, il ritorno dei granata in Serie A ha riacceso una veemente rivalità sportiva. Due popoli diversi e una sfida che, l’anno prossimo, si rinnoverà con un derby che nella massima serie manca dal 1948. Ma come e perché esiste questa rivalità?
Il primo derby tra le due nel corso di una competizione regionale si ebbe nell’immediato Dopoguerra quando a Salerno, nel 1945, andò in scena il cosiddetto “Derby di piombo”. Verso la fine della partita, ferma sull’1 a 1, l’arbitro Stampacchia assegnò al 35° un rigore incerto al Napoli. I tifosi della Salernitana allora insorsero, placati a malapena dalle forze dell’ordine, il rigore finì sul palo, ma gli incidenti – sugli spalti ma anche in campo tra gli stessi giocatori – continuarono.
A fine gara si sviluppò una vera e propria baraonda condita dall’esplosione di alcuni colpi di pistola in tribuna. Un vero e proprio parapiglia durante il quale l’arbitro, accasciandosi al suolo si finse morto. Stampacchia venne portato fuori in barella con tanto di infermieri, i quali si resero complici di una sceneggiata il cui risultato, però, fu quello previsto: gli animi si calmarono di colpo e lentamente lo stadio, raggelato per la sorte del finto morto, si svuotò.
Il riacutizzarsi della rivalità si ebbe, infine, qualche anno più tardi, quando i tifosi partenopei tifarono per gli stabiesi nella finale per la salita in serie B tra Salernitana e Juve Stabia del 1994. La partita si disputò al San Paolo – terreno neutro…ma non troppo – e da quel momento il fuoco dell’inimicizia si alimentò fino quando, nel 1998, la Salernitana fu promossa in serie A e il Napoli retrocesso in B.
Nei 2 campionati successivi le squadre si ritrovarono rivali in serie B e da allora, come la storia insegna, gli scontri tra le due tifoserie non sono mai mancati.