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“C’era una volta il calcio”: Intervista al maestro Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori

Renzo Ulivieri ha dedicato la sua intera vita al calcio. Ha iniziato ad allenare nel 1965 il San Miniato, squadra della sua città natale, e ad oggi, oltre ad essere presidente dell’Assoallenatori, allena il Pontedera femminile. Dunque, 55 anni da allenatore dedicati al calcio, sua grande passione insieme alla politica. Lo stivale lo ha percorso tutto, da Nord a Sud, allenando, tra le tante, Vicenza, Sampdoria, Modena, Bologna, Empoli, Cagliari e Napoli.

Salve Mister Ulivieri. Lei ha allenato tantissime squadre nella sua lunga carriera, qual è quella che le ha lasciato il ricordo più bello? Visti i risultati mi verrebbe da dire Bologna…

“A Bologna sono stato bene ed ho bei ricordi. In generale tutte le esperienze in cui sono riuscito a restare più di un anno sono state belle. In un anno si riesce a costruire poco, quindi ricordo con piacere quelle in cui sono stato due o tre anni: oltre a Bologna anche Vicenza, Sampdoria, Modena. In un solo anno un allenatore fa fatica.”

A proposito di esperienze di un anno, come ricorda l’esperienza al Napoli?

“A Napoli ci sono stato poco meno di un anno, 11 mesi più o meno. Ricordo un’esperienza dura e difficile. Il Napoli veniva da una retrocessione che li aveva portati in Serie B. Ci furono tante difficoltà ma fu anche colpa mia perché sbagliai a costruire la squadra durante il mercato estivo e me ne sono assunto la responsabilità.”

Lei allena da 55 anni, chi meglio di lei può dirci qual è la differenza tra il calcio di una volta e quello di oggi…

“Sicuramente il calcio si è evoluto, prima era più lento e le conoscenze tattiche erano basilari, oggi si sta andando molto avanti. Prima c’era un solo sistema di gioco che veniva applicato con piccole variazioni mentre oggi ci sono molte più soluzioni. Dal punto di vista economico i tanti soldi che girano riguardano pochi, i preparatori e i membri dello staff percepiscono le stesse cifre in proporzione ai tempi.”

Lei ad oggi è presidente dell’Assoallenatori, ricoprendo questo ruolo qual è l’obiettivo che non ha ancora raggiunto e che vorrebbe raggiungere?

“In questo momento storico causato dal Coronavirus è difficile raggiugnere degli obiettivi. Vorrei far ottenere il riconoscimento ad ogni livello dell’attività svolta dall’allenatore come prestazione professionale. Quando i bambini vanno a giocare al calcio vanno lì e si divertono, e devono giustamente farlo, ma il loro insegnante sta svolgendo un lavoro ed è giusto che gli venga riconosciuto come prestazione professionale. Purtroppo è arrivato questo brutto momento e sarà difficile realizzare questa cosa.”

A proposito di questo momento, come cambierà la figura dell’allenatore nel calcio ai tempi del Coronavirus? Sarà più difficile svolgere gli allenamenti e motivare i calciatori?

“Io penso che gli allenatori saranno tutti capaci di adattarsi alle nuove regole ed di organizzarsi sul campo. Per i calciatori sarà lo stesso, anche dal punto di vista motivazionale. Certo all’inizio sarà strano, ma penso che tutti si adatteranno bene. L’unica cosa che potrebbe pesare sarà l’assenza di pubblico, sarà un po’ strano ma anche qui penso che tutti si abitueranno.”

Lei oltre al calcio è appassionato di politica ed è sempre stato molto attivo in questo settore. Cosa può fare la politica per aiutare lo sport?

“La politica dovrebbe impegnarsi a sostenere lo sport ed a renderlo un diritto per tutti, come pratica che rientra nel concetto di diritto alla salute. Ad oggi sarebbe necessario un intervento del genere oltre che alla tutela dei lavoratori nel mondo del calcio, soprattutto nelle serie in cui si guadagna un normale stipendio.”

Lei ha sempre allenato le cosiddette squadre medio-piccole. Secondo lei ad oggi sarebbe possibile vedere una  medio-piccola competere per il campionato?

“Penso sia molto difficile. C’è troppa differenza nel lungo periodo, il campionato ha tante partite. Nella singola partita è ancora possibile e lo sarà sempre penso. Le piccole danno sempre battaglia e riescono a strappare un buon risultato alle grandi. Ma addirittura vincere qualcosa non credo.”

Lei crede esista un prototipo dell’allenatore del futuro?

“Assolutamente no! Sono orgoglioso della scuola italiana degli allenatori che mette in campo tantissime diversità con tantissime idee diverse. Non credo ci sia una ben precisa filosofia calcistica per vincere e non credo negli allenatori sfornati con lo stampino.”

In conclusione mister, secondo lei si dovrebbe tornare a giocare?

“Io spero di sì, ma non è una decisione che compete a noi. Per ora non si sa e non lo si può ancora decidere. La volontà di ricominciare c’è, ma attualmente ci sono altre priorità. La scelta più che dal governo e dalla Federcalcio verrà presa dagli esperti nella tutela della salute di tutti”.

Giovanni Frezzetti

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