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“C’era una volta il calcio”: intervista ad Ivano Bordon

Ivano Bordon è stato il mitico portiere dell’Inter e della Nazionale negli anni Settanta ed Ottanta ed in carriera ha vinto praticamente tutto: 2 scudetti, 3 Coppe Italia ed il Mondiale del 1982 con l’Italia. Inoltre, ha fatto parte della vittoriosa spedizione azzurra, guidata da Marcello Lippi, in Germania nel 2006 come preparatore dei portieri. Di recente è uscita la sua autobiografia: “In presa alta. Le parate di una vita di un portiere gentiluomo d’altri tempi” curata da Jacopo Dalla Palma ed edita Caosfera.

Buongiorno Bordon. Perché ha deciso di fare questo libro?

“Diciamo che è una cosa che avevo in mente già da 2 anni di fare un’autobiografia che partisse da quando ero bambino e giocavo per strada e all’oratorio. Poi in un mio fan club su Facebook una persona cercò di contattarmi per fare un libro, quella persona era Jacopo Dalla Palma. Ci siamo accordati ed in un anno siamo riusciti a farlo.”

 Quale aneddoto raccontato nel libro fa capire meglio chi è Ivano Bordon?

“Penso ce ne sia più di uno che faccia capire quale sia il mio modo di vivere fuori dal campo. Il mio è sempre stato un modo di vivere tranquillo senza creare mai polemiche con nessuno: con i compagni, gli allenatori e anche con i giornalisti che sono lì a fare il loro lavoro.”

Il ricordo più bello ed il ricordo più brutto della sua carriera?

“La mia fortuna è stata che gli episodi belli sono stati di più di quelli brutti. L’episodio più bello ed importante è quello della partita di Coppa Campioni Inter-Borussia Monchengladbach dove parai il rigore e finì 0-0 e passammo il turno. Avevo 20 anni, quindi provai delle emozioni fortissime. Quello meno bello, che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, fu un errore contro il Real Madrid che costò il goal in una partita importante.”

Lei ha affrontato tante volte il Napoli, ricorda una partita in particolare?

“Una partita a San Siro, campionato 1970-71, eravamo in lotta scudetto col Napoli, io ero in panchina e giocava Lido Vieri. Mi ricordo che fece goal Altafini al primo tempo. Poi durante l’intervallo Lido Vieri ebbe problemi ed entrai al suo posto. Ribaltammo la partita, vincendo 2-1, e feci delle parate determinanti per il risultato. Ricordo anche una partita a Napoli, campionato 1979-80, vincemmo 4-3, una partita avvincente. Anche se in quella stagione il Napoli stava andando male. Sul 4-3 feci un paio di interventi che ci portarono alla vittoria.”

Perché è uscito dal mondo del calcio dopo le esperienze di preparatore dei portieri con la Nazionale?

“Fino al 2010 restai nello staff della Nazionale. Poi Lippi mi chiese di andare in Cina e io non me la sentii perché non volevo lasciare la mia famiglia e poi c’era un parente con problemi di salute. Ringraziai Marcello ma declinai l’offerta.”

Ad oggi c’è un portiere in cui si rivede?

“Diciamo che i tempi cambiano, i portieri di oggi hanno una conformazione fisica diversa dalla nostra. Tra quelli di oggi, caratterialmente, mi rivedo in Handanovic.”

Qual è secondo lei la differenza tra il calcio in cui lei giocava e quello che ha vissuto da preparatore?

“Tantissime cose. Il gioco è cambiato, non tanto per la velocità secondo me, ma adesso sicuramente è cambiato il modo di fare calcio. Sono cambiate certe regole che hanno fatto cambiare erti atteggiamenti. Ad esempio il portiere non può più prendere il pallone con le mani dopo un retropassaggio e poi deve giocare molto di più con i piedi. Poi ad oggi si cura molto di più la parte fisica.”

A proposito di portieri che giocano coi piedi, che ne pensa di questa nuova “moda”? Ad esempio al Napoli si sta vivendo il dualismo tra Meret ed Ospina proprio a causa del gioco con i piedi…

“Ad oggi il portiere è spesso obbligato a farlo quando gioca in una squadra in cui l’allenatore vuole che l’azione cominci da dietro. Però, per me la caratteristica fondamentale di un portiere rimane la capacità di stare in porta. Certo i piedi sono importanti, ma la tecnica di un portiere si vede in altro. Meret lo considero un buonissimo portiere ed è anche giovane. All’inizio ha avuto delle incertezze, ma tutta la squadra le aveva diciamo. Diciamo che è stato sfortunato in alcune situazioni di gioco. Ospina anche mi sembra un buon portiere e che con i piedi è più smaliziato di Meret, ma anche lui ha commesso degli errori. Bisogna ricordare che fare il portiere è un ruolo di grande responsabilità, se si sbaglia non c’è più nessuno dietro a rimediare all’errore.”

L’allenatore che l’ha segnata di più?

“Il mio scopritore che faceva il talenta scout all’Inter, che poi è diventato anche il mio allenatore nelle giovanili e poi in prima squadra, Giovanni Invernizzi. Poi anche Bersellini, con cui ho vinto lo scudetto e l’ho avuto 5 anni all’Inter e 2 alla Sampdoria. Mi ha dato molto anche lui.”

Giovanni Frezzetti

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Comments (2)

  1. Vorrei che arrivassero al Signor Bordon due messaggi e una domanda: il primo è un messaggio di gratitudine per aver contribuito con la sua professionalità e il suo saper stare in campo e al mondo, ad imprimere quella impronta al Calcio che mi è più caro, cioè quello di una volta che oggi non ritrovo proprio più.
    Il secondo è un applauso ancora, per quella partita che lui ricorda come una delle più belle mai disputate: Napoli – Inter 3-4. 10 febbraio 1980, la partita che mi accompagnerà a vita come la più memorabile cui abbia mai assistito dai distinti del nostro San Paolo.
    La domanda è: Sig. Bordon, si ricorda di quegli applausi a fine partita che vi accompagnarono nel saluto a fine gara? Il Calcio dovrebbe essere sempre così.
    I miei riguardi.

  2. P.S.: anche se la traversa di Guidetti con un tiro da 30 metri urla ancora vendetta!! 😀

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