“C’era una volta il calcio”: intervista a Salvatore Bagni
Salvatore Bagni è stato il mastino del centrocampo del Napoli dello scudetto del 1987, l’indimenticabile numero 4, uno dei giocatori più carismatici di quegli anni. Col Napoli ha disputato 106 partite vincendo, oltre alo scudetto, la Coppa Italia. Ad oggi commenta nei salotti tv il calcio giocato e mette a disposizione le sue competenze sportive facendo da consulente al Bologna. Napoli è sempre nel cuore di Bagni, una città ed una tifoseria per lui indimenticabili.
Buongiorno Bagni. Qual è il ricordo più bello che ha degli anni trascorsi a Napoli?
“Ho tanti ricordi belli dei giorni che ho passato a Napoli e che ancora passo. Quando giocavo amavo vedere la gioia delle persone che da noi non si aspettavano niente nonostante fosse arrivato Diego. Ci incitavano sempre. All’inizio nessuno pensava potessimo vincere, eravamo una squadra appena costruita dalle ceneri. La squadra ha sempre lavorato bene, ogni giorno sembrava di essere in vacanza e c’era grande armonia. Avevamo il miglior giocatore al mondo e tanto entusiasmo, sono rimasto molto affezionato a tutti.”
Invece qual è stato un momento di difficoltà?
“L’ultimo anno passato a Napoli, quando nella sconfitta non siamo più stati una squadra. Molte persone hanno pensato più a se stesse che alla squadra e molti sono andati via. Non è stato il risultato sportivo in sé il problema (il campionato dell’1987-88 perso col Milan), perché nel calcio succede, ma ciò che è accaduto tra noi nello spogliatoio. Molti di noi si sono sentiti traditi, ma ad oggi nessun rancore. Si poteva vincere di più, ma nel calcio ci sono tanti fattori che ti fanno vincere o perdere. ”
Qual è la differenza tra il calcio in cui giocava lei e quello di oggi? A parte i soldi…
“Per quanto riguarda i soldi noi eravamo ancor più privilegiati degli altri grazie a Diego, lui guadagnava tanto e la società adeguava i nostri ingaggi al suo. Oggi per me il calcio è più veloce e si gioca in meno metri. Il campo è coperto meglio, una volta si giocava 1 contro 1 a tutto campo, era faticosissimo. Oggi c’è più intensità ma i calciatori coprono meno campo.”
Sarebbero possibile ad oggi per una “piccola” squadra vincere lo scudetto?
“Assolutamente no. L’Atalanta del mio amico Gasperini sta facendo cose straordinarie. Lui è un grande allenatore che da continuità e sa scegliere i giocatori. Una squadra di grande intensità e personalità che non ha timore. Ma arrivare a vincere lo scudetto la vedo dura. Diciamo che quello che stanno facendo vale quanto uno scudetto.”
Un allenatore dei giorni nostri che le ricorda i grandi del passato?
“Diciamo che oggi è diverso fare l’allenatore. Una volta più che agli schemi e alla preparazione, l’allenatore pensava ad entrare in sintonia coi giocatori. La preparazione alla partita era molto sommaria e gli allenatori erano davvero completamente diversi. Si lasciava molto di più all’intraprendenza e alla genialità dei calciatori. Ad oggi Klopp mi esalta per il modo di giocare, ritmo e velocità. Guardiola poi ha vinto tutto. E come ho detto prima, Gasperini mi piace molto e lo vedrei benissimo in una grandissima squadra.”
Guardiamo un po’ in casa Napoli. Secondo lei perché Ancelotti ha fallito?
“Nel calcio succede. Carlo è un amico e mi dispiace, è davvero una persona spettacolare ed affidabile. Poi però c’è il campo, e lui negli ultimi anni era abituato a gestire i top club europei come il Real Madrid ed il Bayern Monaco. Ha vinto ovunque ed aveva dei calciatori che poteva lasciare più liberi. A Napoli il primo anno ha fatto bene, poi qualcosa è andato storto, ma nel calcio succede. Forse il motivo potrebbe essere che ha cambiato troppi ruoli ai calciatori.”
E per il futuro, invece, come vede il Napoli di Gattuso?
“Rino è fantastico. E poi ha detto che da calciatore si ispirava a me, ma sicuramente lui ha fatto più di me da calciatore. Lui è una persona che si conquista tutto quello che vuole grazie alla sua dedizione e alla sua cattiveria sportiva. Riesce a trasmettere tanto ai suoi calciatori. Una persona seria ed affidabile, gli affiderei il Napoli per 10 anni. Poi è un uomo del Sud e ci tiene ancora di più a far bene e ad ottenere risultati. Penso che Napoli sia il suo ambiente.”
Giovanni Frezzetti
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