Giuseppe Bruscolotti, bandiera del Napoli con le sue 511 presenze in 16 anni, capitano per tanti anni prima di cedere la fascia a Diego Armando Maradona, è stato uno dei difensori più temuti negli anni ’70 e ’80. La sua stazza e la sua ruvidezza nel gioco gli valsero il soprannome di ‘O pal ‘e fierr. Col Napoli ha vinto lo scudetto nel 1987 e due Coppe Italia nel 1976 e nel 1987. Ad oggi Bruscolotti segue il calcio dall’esterno, commentando spesso le vicende relative al Napoli.
Salve Bruscolotti, come è nato il soprannome ” ‘O palo ‘e fierro”?
” Questo soprannome me l’hanno dato i tifosi perché negli scontri di gioco gli avversari, anche piuttosto energici, loro volavano a terra mentre io restavo sempre in piedi.”
Il giocatore più difficile che ha marcato?
“In 16 anni al Napoli ne ho marcati tanti, il mio ruolo mi ha permesso di affrontare tantissimi grandi giocatori, da Riva a Platini.”
Aldo Serena nella sua intervista ci ha detto che quando lei lo marcava passava un brutto pomeriggio…
“Aldo era un grande giocatore, mi è sempre piaciuto marcarlo. Era uno che non si sottraeva alla lotta e quando c’era da dare un colpettino lo dava, ma sempre con grande sportività.”
Il ricordo più bello e il più brutto che ha vissuto col Napoli?
“Il più bello è stato sicuramente vincere, è stato il coronamento della mia carriera. Sono sempre rimasto a Napoli nonostante le offerte importanti che ho ricevuto, ma volevo vincere con la maglia azzurra. Infatti poi è arrivato Diego, con cui ho sempre avuto un bel rapporto, anche quando ci siamo scambiati la fascia, ed abbiamo vinto. Il ricordo più brutto è il il 2-1 a Torino contro la Juventus nel 1975, con quella sconfitta sfumò lo scudetto e subentrò una grande delusione.”
Ad oggi nella difesa a 4 dove giocherebbe Bruscolotti? Con Bianchi dove giocava invece?
“Io mi sarei adattato dappertutto come ho sempre fatto nella mia carriera. Noi giocavamo col libero, con lo stopper e con i 2 terzini, io giocavo da marcatore arrivando fino al trequartista a centrocampo.”
Che indicazioni vi dava Bianchi a voi difensori?
“Ci preparava, come tutti, in base all’avversario. Avevamo un valore aggiunto come Maradona, quindi quello che noi dovevamo fare era rischiare meno possibile, tanto in attacco poi il goal lo facevano.”
Qual è secondo lei la differenza tra il calcio dei suoi tempi e quello di oggi?
“I tempi cambiano e tutto cambia, nel calcio come nella vita. Anche il mondo cambia, dunque si va avanti. Non so se questo cambiamento sia avvenuto in bene o in male. Sicuramente tatticamente le cose sono cambiate.”
E dal punto di vista economico invece?
“Oggi i tesserati guadagnano giustamente di più e forse sono anche più tutelati, nel senso che possono decidere in che squadra andare, hanno più potere contrattuale.”
C’è un Bruscolotti nel calcio di oggi?
“Come ti ho detto prima il calcio è cambiato, si è evoluto, è tutto diverso. Quindi non c’è. Ma non lo dico per vantarmi, ma semplicemente perché i tempi sono troppo diversi.”
Come lo vede questo nuovo Napoli di Gattuso? Inizia un nuovo ciclo?
“Sì, è iniziato un nuovo ciclo con Gattuso. Da Ancelotti ci si aspettava grandi cose ed invece è stato un fallimento. Ora Gattuso deve ricominciare tutto da capo. Poi comunque adesso ci sono tanti problemi a causa di questo virus, quindi chissà come sarà il futuro per il calcio e per il Napoli.”
A tal proposito, secondo lei bisogna tornare a giocare? Che problemi potrebbero avere i calciatori in caso di ripresa?
“I problemi sarebbero gli stessi di quelli che ci sono durante la preparazione estiva. Poi tutto dipenderà se e come hanno lavorato nelle proprie case i calciatori. Per ora non sanno neanche se e quando si riparte. Per quanto riguarda il riprendere a giocare, secondo me ci sarà un grosso problema che è quello del contatto. Nel calcio si sta sempre vicini, ci sono le marcature, i contrasti e quindi tanti contatti. Poi i calciatori dovrebbero stare tutti insieme in un ambiente e poi tornare a casa e stare a contatto con le proprie famiglie, tutto ciò è un problema. Se la Federcalcio ed il governo non si pronunciano un motivo ci sarà. Anche se ora che in Germania riprendono a giocare potrebbero essere un esempio da seguire o no”.
Giovanni Frezzetti