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“C’era una volta il calcio”: Intervista a Dario Hübner, il bomber di provincia

Dario Hübner, il bomber di provincia, personaggio ammirato da tutti gli amanti del calcio. In carriera Hübner ha segnato più di 300 goal, giocando dal 1987 al 2011, calcando i campi di periferia fino a giungere a quelli della Seria A. Insieme ad Igor Protti è l’unico calciatore ad aver vinto la classifica marcatori di Serie A, Serie B e Serie C, rispettivamente con le maglie di Piacenza, Cesena e Fano. Di recente è uscita la sua autobiografia scritta con Tiziano Marino ed intitolata “Mi chiamavano Tatanka”, il suo soprannome, ovvero bufalo in lingua Sioux. In esclusiva per Contropiede Azzurro, dopo averci raccontato del suo libro, ci ha parlato del calcio di una volta di cui è stato protagonista.

Buon pomeriggio Hübner. Complimenti per il suo libro. Ad oggi lei il calcio lo vive solo come spettatore? Ha progetti futuri?

“Grazie, l’idea è di Tiziano Marino e sono io che ringrazio lui. Attualmente sto allenando una squadra di ragazzi con problemi motori che io amo definire speciali. Il progetto è stato curato dall’ex presidente del Mantova Fabrizio Lori, e la squadra si chiama Accademia Lori. Ho allenato nel calcio dilettantistico, ma mi son reso conto che non è più il calcio che amo.”

Perché non le piace più? Qual è la differenza tra il calcio in cui giocava lei e quello di oggi?

“Quando giocavo io comunque il risultato iniziava ad avere molta importanza e già cominciava l’avvento delle grandi tv e del grande giro di soldi. Però prima i presidenti erano come padri, la squadra come una famiglia, era un calcio che creava più gruppo tra i calciatori. Poi quando si scendeva in campo le partite erano tra 22 amici, 11 in una squadre ed 11 in un’altra, ma sempre tutti amici. Invece, ad oggi sembra che ognuno giochi per sé, manca un po’ quello spirito di una volta.”

Una stagione esaltante lei l’ha vissuta a Brescia nel 2000-2001 con Roberto Baggio e Carlo Mazzone, che ricordi ha?

“Fu un anno con un inizio sofferto ma con un grande girone di ritorno. Tra le sofferenze ricordo un mio autogol nella sconfitta contro l’Atalanta per 3-0. Con l’Atalanta c’è una grande rivalità e dopo quella partita sembrava irraggiungibile in classifica per noi. Eravamo terzultimi, ma poi con quel grande girone di ritorno la raggiungemmo e la superammo e chiudemmo il campionato al settimo posto. Con Baggio e Mazzone avevo un bellissimo rapporto, due persone speciali e di grandissimo livello calcistico.”

Ad oggi c’è un nuovo Dario Hübner?

“Secondo me ognuno è uguale a se stesso. Se proprio devo trovare una somiglianza potrei dire Belotti, che a me piace molto come calciatore. Magari un pochino ci assomigliamo, ma siamo diversi io sono Dario Hübner e lui è Belotti.”

Lei è sempre stato un giocatore atipico per certi versi. Non ha mai negato di concedersi qualche piacere della vita come una birra o una sigaretta quando faceva il calciatore. Come è arrivato lo stesso a livelli calcistici altissimi?

“Mi sono sempre impegnato tanto ed ho lottato ogni giorno per raggiungere certi traguardi. Poi devo dare merito ai miei compagni che mi facevano tanti assist dandomi la possibilità di tirare spesso in porta e di fare tanti goal. Anche grazie a loro sono diventato il calciatore che sono stato.”

Lei ha sempre giocato nelle cosiddette piccole raggiungendo anche posizioni alte in classifica. Ad oggi secondo lei sarebbe possibile vedere una “piccola” vincere lo scudetto?

“Ad oggi “le piccole” si stanno valorizzando anche loro. Per migliorare ancor di più penso debbano potenziare i settori giovanili. Tanti anni fa c’erano tantissimi giovani italiani che crescevano ed esplodevano, questo perché le squadre di Serie B e di Serie C pescavano i calciatori dai settori giovanili e li valorizzavano, li sfruttavano per crescere come società e raggiungere ottimi risultati, preparandoli così anche per la Serie A. Oggi c’è meno scelta e le piccole spesso hanno un divario tecnico troppo grande rispetto alle grandi squadre.”

In conclusione, secondo lei qual è il problema del calcio italiano?

“Secondo me in questo momento il calcio italiano sta crescendo e migliorando. Per me bisognerebbe puntare di più sui calciatori italiani per crescere ancora. Questo aiuterebbe anche la Nazionale a crescere e ad avere più scelta. Forse ad oggi siamo nella direzione giusta visto che noto che anche in campo europeo stiamo migliorando”.

Giovanni Frezzetti

 

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