Beppe Bergomi, bandiera dell’Inter, con cui ha vinto scudetti e coppe, e della Nazionale, con cui ha vinto il Mondiale nel 1982. Attualmente svolge il ruolo di “talent” per Sky sport ed allena i ragazzi dell’accademia dell’Inter. La sua passione e competenza per il calcio lo rendono uno dei più apprezzati commentari di questo sport. Il calcio per Bergomi è stato ed è uno stretto compagno di vita.
Buon pomeriggio Bergomi. Qual è il ricordo più bello della sua carriera da calciatore? Inoltre, ha anche qualche rimpianto?
“In una carriera di un calciatore capita di vincere e di perdere, certo ci sono vittorie e sconfitte che lasciano il segno. Per quanto riguarda i successi, i più belli sono sicuramente il Mondiale del 1982 e lo scudetto dei record con l’Inter nel 1989. Per quanto riguarda i rimpianti ci sono stati, soprattutto quando sono arrivato secondo e quindi ad un passo dalla vittoria.”
Lei ha affrontato il Napoli tante volte in carriera, ha un ricordo di una partita in particolare?
“Tendenzialmente penso di non aver mai perso contro il Napoli a San Siro. Il mio ricordo più bello è sicuramente quello del goal che feci al Napoli nel 2-0 dell’1987. Ci diede una fiammella di speranza per lo scudetto, ma alla fine vinsero loro il campionato. Una cosa che non scorderò mai fu un goal di Maradona che stoppò la palla di petto ed al volo fece un goal pazzesco. Noi pareggiammo quella partita, ma quel goal non lo dimenticherò mai. Maradona, nonostante noi difensori all’epoca potevamo essere più ruvidi, era difficile da marcare. Nel calcio di oggi sarebbe quasi immancabile.”
Oggi quale calciatore ricorda Beppe Bergomi?
“Io ho quasi sempre giocato nella difesa a 3, quindi mi sono molto rivisto in Barzagli sia per posizione che per modo di giocare. Ad oggi non ne vedo altri, anche perché il calcio è cambiato.”
A proposito del calcio che è cambiato, qual è secondo lei la differenza tra il calcio di oggi e quello in cui giocava lei? A parte i soldi…
“Io da calciatore ho abbracciato un arco temporale molto lungo, quindi molte evoluzioni le ho subite sulla mia pelle. Io ad oggi vedo un calcio più veloce, un calcio più offensivo che penalizza molto i difensori. Ce ne sono in giro di difensori bravi, solo che ad oggi hanno più variabili e quindi è più difficile per loro svolgere quel ruolo. Poi devono saper giocare anche coi piedi, prima non era così. Oggi si richiede maggiore qualità ai difensori e maggiore quantità agli attaccanti.”
E come aspetto negativo?
“Io lavoro coi giovani, quindi mi viene da dire che purtroppo oggi loro non hanno tantissimi esempi positivi da seguire. Non voglio dire che non ce ne sono, ad esempio Chiellini per me è un grande esempio per gli atteggiamenti e sul modo di stare in campo. I giovani hanno bisogno di esempi positivi e ne hanno troppo pochi, questo purtroppo per loro è cambiato rispetto al passato.”
Chi è stato per lei un allenatore rivoluzionario del passato? E chi sarà invece il rivoluzionario del futuro? Escludendo Sacchi e Guardiola…
“Escludendo questi due che hanno segnato il calcio, mi verrebbe da dire per il passato il CT dell’Olanda del ’74 Rinus Michels. Mi ha fatto innamorare del calcio col suo gioco. Per quanto riguarda il futuro mi viene da dire Klopp. Non sarà un innovatore, ma sa lavorare sul campo e comunicare coi giocatori e questo oggi è fondamentale. Ha la capacità di entrare nel cuore dei giocatori e dei tifosi.”
Sarebbe possibile nel calcio di oggi vedere le cosiddette “piccole” vincere lo scudetto?
“Se vuole sapere se vedo un possibile Leicester italiano le rispondo di no. Quando giocavo io vincevano il Verona e la Samp, che ad oggi non penso possano giocarsi lo scudetto. Il Napoli, come ha già dimostrato, potrebbe giocarsela, ha un grande bacino di utenza e negli anni ha costruito una squadre competitiva. In Inghilterra i club sono più ricchi e possono offrire ingaggi più alti, quindi per questo c’è maggiore equilibrio.”
Secondo lei bisogna tornare a giocare?
“Se non si torna a giocare non si accontenta nessuno. Per me bisognerebbe ripartire nella massima sicurezza. La situazione è stata dura per l’Italia intera, il nostro coraggio è stato rispettare le regole. Il calcio dovrebbe ripartire svolgendo esami e attuando protocolli di sicurezza. Ovviamente bisogna evitare di terminare la stagione troppo oltre, luglio deve essere il termine ultimo per me. Il campionato è bello e avvincente e deve terminare secondo le regole classiche, nessun cambio in corsa e quindi nessun Playoff.”
Per quanto riguarda le coppe europee invece?
“Bisognerebbe dare priorità ai campionati. Anche qui vogliono cambiare le regole in corsa e giocare una gara secca in campo neutro. Così verrebbero penalizzate sicuramente le squadre più forti che sono più facilmente fattibili in gara secca e su campo neutro. Anche qui direi tendenzialmente che si deve cercare di terminare il tutto secondo le regole classiche.”
In conclusione, dopo 2 mesi di inattività in che condizione saranno i calciatori?
“Non saprei rispondere in quanto non c’è una casistica, è una situazione unica. In teoria molti hanno lavorato da casa, penso che sia questo che farà la differenza. Ci vorrà sicuramente più tempo del dovuto per rimettere in forma i calciatori, ma chi avrà lavorato meglio da casa e si sarà alimentato meglio avrà un vantaggio sugli altri. Più che la condizione fisica io presterei attenzione alla condizione psicologica. I calciatori saranno riusciti a mantenere la giusta concentrazione mentale per affrontare le partite? Poi avranno la serenità di scendere in campo in questa situazione? Vedremo, queste variabili faranno la differenza.”
Giovanni Frezzetti